Un esercizio per vedere come lavora un LLM quando gli dai il tuo contesto personale. Serve a capire perché cambia il modo di usarlo e apre le porte al concetto di utilizzo di un Second Brain AI.
Immagina di scrivere un romanzo di cui sei il protagonista.
Quando parlo di AI e Second Brain faccio quasi sempre lo stesso esempio: immagina di scrivere un romanzo in cui il protagonista sei tu, ma in un mondo inventato: un personaggio che vive in una certa città, fa una certa vita, compie certe scelte. Davanti a te c’è un editor che ti fa domande e ti chiede dettagli. Ora stai lavorando di immaginazione.
Ecco come farsi aiutare a scriverla con un LLM
Se lo fai come esercizio con un LLM, diventa facile e divertente simulare questa situazione in un prompt:
Sei l'editor di un romanzo che scriviamo insieme. Il protagonista è un personaggio ispirato a me, ma vive in un mondo inventato: una città che scegliamo noi, una vita che costruiamo domanda dopo domanda.
Regole:
1. Fammi una domanda alla volta e aspetta la mia risposta prima di passare alla successiva.
2. Parti dalle basi: dove vive, che lavoro fa, come parla, cosa gli piace e cosa no. Poi passa alle scelte: cosa farebbe davanti a un avversario, davanti all'amore della sua vita, sotto forte pressione.
3. Dopo ogni mia risposta riassumi in una riga cosa sappiamo del personaggio, con le mie parole.
4. Se una risposta contraddice qualcosa detto prima, fermati e segnalalo citando le due frasi. Non decidere tu quale sia giusta: chiedimelo.
5. Non inventare dettagli. Se manca un'informazione, chiedila a me.
6. Ogni dieci domande scrivi la scheda aggiornata del personaggio, che salverò in un file.
Comincia con la prima domanda.
Il motivo per cui funziona è che gli LLM sono molto bravi a riconoscere schemi nel linguaggio. Se un personaggio si esprime sempre con certe parole o ha certe abitudini, l’AI vede se i comportamenti descritti sono coerenti con lui o se stonano.
Facciamo un esempio di coerenza narrativa.
All’inizio del libro hai scritto che il protagonista non beve caffè, mai. Cento pagine dopo lo fai sedere al bar con un espresso. La storia non torna. L’AI se ne accorge. Se sia un errore o una svolta lo decidi tu, ma l’hai scoperto prima di stampare.
Capitolo dopo capitolo il personaggio prende forma: cosa gli piace e cosa no, come parla, cosa teme. Oggi siamo a un certo punto della storia. Cosa farebbe di fronte a un avversario? Cosa farebbe davanti all’amore della sua vita? Cosa sceglierebbe sotto forte pressione, con queste opzioni davanti?
In un romanzo puoi introdurre dei concetti, immagini la storia, pensi a tutte le possibilità che ha il tuo personaggio rimanendo in un ambito di credibilità o, per usare un termine più interessante, plausibilità. Ma allora, se la plausibilità diventa credibilità, esiste un modo in cui io possa farla funzionare sia per il mio personaggio, sia per me stesso.
Se il mio personaggio non ha le credenziali o i titoli per parlare di certi argomenti, difficilmente potrà sostenere un dialogo con un esperto. Se il mio personaggio ha chiaro un obiettivo, diventerà palese se le sue azioni collimano con il raggiungimento dei suoi obiettivi. Insomma se tutto quello che può fare il mio personaggio deve essere coerente con il racconto e i fatti descritti fino a quel punto, allora è così irragionevole pensare di portare questa coerenza narrativa plausibile, in un meccanismo di validazione con la realtà?
Ora trasforma il romanzo in una biografia.
Adesso cambia una cosa sola. Togli l’idea del romanzo e introduciamo la biografia. Il personaggio non è più inventato: sei tu, con la tua città, il tuo lavoro, le tue scelte vere. Il meccanismo resta identico, perché l’AI cerca sempre schemi e incoerenze. Cambiano i punti di contatto con la realtà: prima l’incoerenza era un errore di trama, adesso è una contraddizione tua.
Adesso togli il romanzo. Il personaggio sono io: la città, il lavoro e le scelte sono reali. Continua con le stesse regole e segnalami dove le mie risposte di oggi non tornano con quelle della scheda.
Scrivere di sé e rileggersi ha un effetto preciso. Rafforza concetti che avevi esplorato solo di sfuggita e porta in superficie le incoerenze nei tuoi ragionamenti. I pregiudizi sono l’esempio più chiaro: giudichiamo certe cose in base al passato, al background, alla cultura, poi siamo del tutto incoerenti su altre scelte che poggiano sugli stessi valori ma sono influenzati dal nostro percorso di vita.
Se raccontassi tutto questo a un ghostwriter che sta scrivendo la tua biografia, a un certo punto storcerebbe il naso: “La settimana scorsa mi ha detto una cosa, adesso mi dice il contrario.” Lavorare con un ghostwriter sulla propria vita fa emergere proprio questo e ti lascia decidere cosa farne.
Se hai provato a fare questo passaggio significa che hai iniziato a fare amicizia sul funzionamento degli LLM nell’ottica di Second Brain AI. Ora potresti allenarti nella negoziazione, capire in retrospettiva cosa è successo davvero in un particolare meeting o approcciare il prossimo progetto con un sistema a scenari plausibili.
Ma ti manca ancora lo strumento principale che rende davvero funzionale il contesto decisionale attraverso il controllo e la gestione del contesto.
Se sei arrivato qui, sei pronto per un second-brain AI.
È un esercizio di arricchimento cognitivo: pensare meglio con le tue informazioni. Per tenerle in un posto che non si perde a ogni conversazione leggi Cos’è un second brain, spiegato semplice. Per provare da solo c’è la mia guida pratica: Second brain con Obsidian e LLM wiki: guida pratica. Per sapere dove un LLM sbaglia, anche quando sembra sicuro, leggi Perché una chat AI non basta.
Oppure, se hai una sfida di business che vuoi provare a risolvere con questo metodo, si parte da un second brain che posso aiutarti a configurare su misura. Parliamone qui.