Lo sviluppo di un brand è il frutto dell’interazione tra molte figure diverse. Ma i modelli di collaborazione sono in continua evoluzione, dando nuove alternative agli interessati per relazionarsi tra loro.

Da incarico individuale a collaborazione.

Costruire un brand oggi è un po’ come costruire una cattedrale durante il Rinascimento. Coinvolge numerosi artigiani, ognuno dei quali è concentrato su una specifica parte dell’opera – una finestra, un intaglio, un affresco – ma conserva una visione d’insieme sul risultato finale.

Così come le cattedrali, i brand moderni sono troppo complessi per essere affidati a una sola persona o dipartimento, o per permettere che i vari interessati lavorino in compartimenti stagni.

Dirigenti, reparti marketing, consulenti strategici, agenzie di comunicazione, fornitori, distributori, partner… Le parti coinvolte possono essere molte, ma il successo di un brand non risiede nel loro numero quanto nel metodo di collaborazione con cui queste si interfacciano tra di loro.

Nel tempo, diversi brand manager hanno provato a rispondere a questa sfida con nuovi interessanti modelli: eccone alcuni segnalati da Marty Neumeier sul libro The Brand Gap.

Il one-stop shop.

Il primo modello di collaborazione trova le sue origini nell’inizio del 20° secolo, e vede il brand affidare la sua intera comunicazione a un unico punto di riferimento, il più delle volte un’agenzia di comunicazione. Questo si occuperà di condurre le ricerche, sviluppare la strategia, creare le campagne e misurarne i risultati.

Il vantaggio del one-stop shop è che il messaggio sarà probabilmente uniforme in ogni media, e un controllo facilitato per il cliente. Tuttavia, potrebbe presentarsi l’inconveniente di un’agenzia che non eccelle in tutti i campi necessari.

La brand agency.

Questo modello è una variante del one-stop shop. Qui l’azienda viene affiancata da un partner che si occuperà di assemblare un team di specialisti e altre organizzazioni per lavorare sul brand e la sua comunicazione.

La brand agency conduce il progetto e fa in modo di affidare ogni elemento allo specialista più qualificato, ma anche in questo modello il controllo sullo sviluppo del brand viene esercitato più da una terza parte che dal cliente stesso.

Il marketing team integrato.

Il terzo modello di collaborazione vede il branding come un continuo network di attività che necessita di essere controllato direttamente dall’interno della compagnia. Gli specialisti a cui affidare gli elementi della comunicazione vengono selezionati da un reparto marketing integrato all’azienda, formando una squadra guidata da un design manager interno.

Anche se questo modello offre un maggior controllo sullo sviluppo del proprio brand, richiede un team qualificato per gestire il progetto.

Non troverai due modelli perfettamente uguali.

Certo, sulla carta tutti questi modelli sono ben distinti. Ma nella pratica, difficilmente le cose saranno così definite: ogni azienda mescola i diversi aspetti dei vari modelli fino a trovare la propria dimensione di collaborazione personale. Tu hai già trovato la tua?

Se vuoi saperne di più sui vari modelli di collaborazione legati a un brand, questo libro potrà certamente aiutarti.

Sergio Ruggieri

Author Sergio Ruggieri

Aiuto le aziende a sviluppare il loro brand, prevalentemente in ambito digitale, attraverso lo sviluppo di strategia, comunicazione e contenuti.

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